Incontri & Racconti | 31 marzo 2021

Giovanni Vassena: "Vi racconto le Alpine Pearls che uniscono l'Europa"

Enogastronomia, turismo e innovazione sono la chiave di sviluppo dei 19 Comuni delle Alpi fra Italia, Svizzera, Germania, Austria e Slovenia

Giovanni Vassena: "Vi racconto le Alpine Pearls che uniscono l'Europa"

Giovanni Vassena, classe 1976, è monzese di nascita ma vive da anni in Austria, dove si è laureato in agraria con indirizzo gestionale e una tesi in progettazione europea.

Nel corso della sua carriera lavorativa si è occupato di import/export enogastronomico, ristorazione, investimenti immobiliari e, negli ultimi anni, di promozione turistica.

E' il referente per l’Italia del consorzio transfrontaliero Alpine Pearls.

Attiva dal 2006, l’associazione Alpine Pearls raccoglie oggi 19 Comuni distribuiti sulle Alpi italiane, svizzere, tedesche, austriache e slovene per incentivare un turismo montano a basso impatto ambientale. 

Giovanni abita tra Vienna e Werfenweng, un idilliaco paesino tra le montagne salisburghesi dove trascorre lunghi periodi con la sua famiglia. Ama cucinare, sciare in inverno e passeggiare in estate nei boschi dietro casa, dove si dedica alla ricerca degli adorati porcini.

Lei da molti anni si occupa di sviluppo locale, unisce i territori e lavora sull'innovazione dell'offerta turistica. Quale ripresa per questi settori chiave dell'economia europea?

Le limitazioni agli spostamenti e alla ricettività imposte dai governi europei e mondiali hanno inferto un colpo durissimo al comparto turistico, che in alcune regioni concorre a formare quasi un terzo del prodotto interno lordo. Del resto, alcune comunità, specialmente montane, devono la loro possibilità di svilupparsi e di invertire la tendenza allo spopolamento quasi esclusivamente all’industria del turismo e al suo indotto. Oggi è quindi prioritario ripristinare la possibilità di raggiungere le località di villeggiatura e di soggiornarvi, e nel frattempo compensare i danni subiti dagli operatori. In quanto al futuro, l’associazione Alpine Pearls con cui collaboro ha incominciato già quindici anni fa a immaginare e promuovere un modello di turismo montano più «lento» e a misura dell’ambiente e quindi anche dell’uomo, privilegiando il potenziamento della rete di trasporto pubblico, la limitazione del traffico automobilistico, l’impiego di energie rinnovabili, le forniture «a chilometro zero» e altre pratiche virtuose che incontrano non solo la sensibilità contemporanea, ma anche il bisogno crescente di vacanze più rilassanti e centrate sul territorio. È probabile che gli eventi attuali innescheranno un ritorno parziale a un turismo di vicinanza e quindi a una riscoperta dei propri territori, da «assaporare» e conoscere sempre più a fondo in alternativa al più dispersivo turismo esotico. Da ciò potranno nascere opportunità di sviluppo importanti, a patto che anche i decisori politici sappiano coglierle e accompagnarle.

Alpine Pearls ha l'indole europea. Che cosa fate esattamente?

L’associazione per cui oggi lavoro nasce proprio da due progetti europei, Alps Mobility I e II, finalizzati alla promozione del trasporto ecologico nella regione alpina. Uno degli aspetti più stimolanti della cooperazione è la possibilità di confrontare esperienze e approcci molto lontani tra loro. In questo modo si creano scambi di idee e di esperienze che arricchiscono tutti i partecipanti. La missione di Alpine Pearls è quella di diffondere valori e di fissare requisiti minimi comuni a tutte le amministrazioni socie, ma al tempo stesso riteniamo fondamentale valorizzare le differenze territoriali e culturali lasciando ampi margini di declinazione degli obiettivi. Riteniamo infatti che la diversità linguistica, architettonica e culturale della regione alpina costituisca una delle sue attrattive principali, anche turistiche.

Enogastronomia, turismo e innovazione: in che modo queste chiavi aprono la porta del futuro?

I patrimoni enogastronomici locali non devono essere intesi, come purtroppo accade spesso, alla stregua di «souvenir» esotici per stuzzicare il palato. Sono invece lo specchio fedele del territorio, ne raccontano la storia, il clima, i profumi, le credenze e il paesaggio. Mi spingo anzi a dire che il cibo è il modo più completo di conoscere un luogo e la sua gente. È perciò importante che gli operatori turistici si concentrino sull’offerta culinaria in quanto parte fondamentale dell’esperienza di incontro con le realtà locali, che la sappiano anche presentare e raccontare e che nel fare ciò privilegino l’utilizzo di ingredienti prodotti e lavorati nel territorio e il rispetto della loro stagionalità. Se il turista consuma cibi del luogo, il luogo diventa parte del turista: una fusione perfetta! Fortunatamente molte aree a vocazione turistica hanno saputo mantenere, e all’occorrenza recuperare, le proprie tradizioni enogastronomiche anche ripristinando colture, allevamenti e lavorazioni che rischiavano di scomparire. Occorre incentivare queste pratiche. Sappiamo infatti che oggi chi viaggia per piacere cerca una relazione profonda con le mete visitate, non è interessato agli «standard» internazionali. Paradossalmente, l’innovazione più importante è perciò questa, di resistere alle nuove tendenze globali per preservare e trasmettere la propria identità attraverso un lavoro a volte faticoso di rivitalizzazione degli usi, dei sapori, dei materiali, dei dialetti e delle architetture che hanno scritto la storia del territorio: non come reperti folkloristici, ma come stile integrale delle comunità ospitanti.

Conosciamo meglio Giovanni Vassena:

Hobby: montagna, cucina, funghi

Piatto preferito: polpo alla Luciana

Vino preferito: Riesling Weingut Pegler (www.pegler.at)

I tuoi valori di riferimento: tradizioni, convivialità, responsabilità

Sogno nel cassetto: lavorare per hobby (in parte già realizzato)

Tag: Austria, Italia, Perle Alpine

Autore: megazine@megmarket.it

 

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