Il bello trovato | 24 aprile 2022, 05:30

“Rabbunì! Maestro!”, un mosaico ricco di colori e speranza

Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”

“Rabbunì! Maestro!”, un mosaico ricco di colori e speranza

Era forse il 1997 quando il coro in cui cantavo tenne concerto per la parrocchia di Sant’Osvaldo a Udine, in Friuli. Un luogo più famoso per la storica presenza del manicomio, cui popolarmente veniva spesso indirizzato con ammonimento un soggetto autore di gesta sconsiderate. Ma la chiesa, ad aula unica, molto alta, con ampia abside e grandi pareti spoglie, è in ottima posizione di faccia ad un rettilineo stradale a sud ovest della città. Quella sera mi permisi una decisa considerazione all’allora parroco don Arrigo, dicendo che il tempio meritava di meglio. Un anno dopo mi rintracciò al telefono chiedendomi di pensare qualcosa di artistico abbellimento e fu così che mi impegnai, poiché frequentavo il laboratorio di un anziano mosaicista, anzi il primo mosaicista ad aprire laboratorio a Spilimbergo nel 1955, Giuseppe Cancian. L’indicazione curiale di massima era di realizzare in fondo all’abside “un crocifisso in gloria, in mosaico di marmi” a toni grigi, la qualcosa rifiutai. Di morte e tristezza in quei paraggi ce n’era stata già assai, a partire dallo scoppio tragico della polveriera sul finire della prima guerra mondiale, fino alle storie dell’ospedale psichiatrico. Valeva la pena pensare alla Resurrezione del Cristo, e dunque a colori e smalti e preziosità di tessere d’oro, che portassero il pensiero molto in alto, fin sopra il cosmo e oltre il tempo, e tuttavia che fosse immagine di forte legame con l’umanità e connessione tra essa e il trascendente. Dunque la Maddalena, coi lunghi capelli sciolti per cui trassi spunto da quelli di mia madre, in prima fila davanti alla Resurrezione, e il lascito memoriale del Risorto, ostia e calice, coronati del simbolo di amore ed eternità della ruota del pavone. Così disegnai e fu fatto.

La trattazione musiva dell’apparizione rende straordinariamente significative e preziose le campiture, con magistrale interpretazione del cartone: ori e smalti trasparenti dilatano una pienezza metafisica nel cono di gloria, entro cui la colomba d’intelligente blu definisce una sfera d’energia; nell’aureola del Cristo i giochi di vecchi vetri argentati cercano le iridescenze della madreperla; le geometrie degli smalti opachi diventano un ricamo nella veste bianca, perizia ed efficacia realista nel volto studiato sulla Sindone, nelle mani dialoganti, nei capelli ondulati della Maddalena, mentre l’uso degli ori diversi differenzia la preziosità del calice nella scia di Gesù quale nuova alleanza, con trama a salienti d’arcobaleno, e nei raggi del nuovo, vero sole che s’impone tra l’alfa e l’omega.  Anche il buon mosaicista Bepi Cancian era estasiato dal gioco dei colori.                                                      

Il progetto elaborato prevedeva un ciclo narrativo del vangelo di Giovanni sulla Resurrezione di Gesù, con le scene degli angeli nel sepolcro vuoto sulla parete sinistra dell’abside e Pietro e Giovanni che corrono a ‘costruire la Chiesa’ sulle spalle della Madonna sulla parete destra, rimaste in bozzetto, nonché un cielo angelico sulla cupola, sfondando scritte e cornicioni e con la scena centrale più sfumata e dilatata. Ma come spesso accade, da una parte ci furono i dettami della commissione a ridimensionare la scena centrale tenendo conto delle finestre presenti, dall’altra il cambio del parroco e nuove necessità per altre strutture parrocchiali. Eppure appena realizzato quel mosaico inaugurato nel 1999, la parrocchia ebbe importanti donazioni e sanò il bilancio che aveva un passivo di 8 volte superiore al costo del mosaico. Si riscontrò poi che persone da altri paesi andavano alle celebrazioni in quella chiesa, per via della presenza di quell’immagine, di sicuro felicemente performante per lo spirito. Forse anche loro, come la Maddalena, hanno detto a Gesù, scoprendolo risorto: “Rabbunì! Maestro!”.

 

Alessandro Serena