Il bello trovato | 28 agosto 2022, 05:30

Come vincere un palio della cultura, senza cavalli e fantini

Quando nel 1982 andai in viaggio di nozze a Siena, la scoperta fu quella dei cantucci col vin santo e il famoso panforte ben apprezzati

Come vincere un palio della cultura, senza cavalli e fantini

 

Le contrade di cui da ragazzo avevo ricevuto in regalo le bandiere con gli stemmi, ma soprattutto le grandiose opere di tre personaggi fuori serie: Duccio da Boninsegna, Nicola Pisano, Ambrogio Lorenzetti.

Mica per niente chiamano “Maestà” di Duccio la grande pala nel Duomo di Siena: Madonna con Bambino in trono tra Angeli e Santi e una serie di quadretti sotto e dietro, su fondo oro, che ben dimostrano come quella ‘cattolica’ sia religione dell’immagine. Forse è l’opera pittorica pre rinascimentale più importante nella nostra storia dell’arte, che innesta il realismo figurativo sui ‘fondi oro’. Certamente, al di là della immediata idea di preziosità che offre, è immagine di stupefacente eloquenza, e Duccio a Siena è caposcuola. Con lui, che già raccoglieva l’esperienza di Cimabue e Giotto, collaborarono Simone Martini e altri capaci poi di sviluppare in modo esemplare l’interpretazione artistica della narrazione religiosa.

Sempre nel Duomo di Siena un grande discorso lo fa da solo il pulpito scolpito in marmo di Carrara da Nicola Pisano e allievi. La ricchezza figurativa dell’opera è sostenuta da un’abilità fabbrile eccellente, che recupera forme d’arte del mondo antico romano, in particolare altorilievi di sarcofagi. Oltre alla evangelica coerenza delle scene superiori, il piano dottrinale è arricchito di spunti concettuali ispirati alle arti liberali ed alla filosofia, che trovano riferimento nel pensiero di san Tommaso d’Aquino, poiché figure come la Filosofia, la Logica, sono associate alle Virtù teologali e cardinali, in quanto espressioni intellettuali utili all’elevazione dello spirito verso Dio. Dunque un altro caposcuola, pugliese di origine, che raccoglie una stagione culturale e artistica sostenuta da Federico II di Svevia nel regno di Sicilia e proietta la scultura nella vitalità del Rinascimento. Con lui a Siena lavorarono il figlio Giovanni e Arnolfo di Cambio, altro nome da incontrare nella storia dell’arte italiana.

Se Duccio e Nicola sono prìncipi della comunicazione religiosa, Ambrogio Lorenzetti è invece prìncipe della comunicazione politica. In effetti sulle “Allegorie del Buono e Cattivo Governo e dei loro Effetti in Città e in Campagna” dipinte ad affresco nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, anche oggi molti dovrebbero ben meditare. Sono scene ricche di figure vivaci, ispirate da un intento morale legato alle Virtù, sia teologali che cardinali, come regola somma di organizzazione sociale e convivenza civile. Scrive lo storico Argan: "L'assunto dottrinale è chiaramente tomistico: non solo perché riflette la gerarchia dei princìpi e dei fatti, delle cause e degli effetti, ma perché pone come motivi fondamentali dell'ordine politico l'"autorità" (nelle allegorie) e la "socialità" (negli effetti), specialmente insistendo sul concetto aristotelico della "naturalità" della socievolezza umana”. Certo al tempo non c’era TV, né Internet, né telefonini, ma sempre e ancora l’uomo deve decidere se comportarsi e rapportarsi con la dignità di un tratto umano volto a costruire vita buona. La realtà politica contemporanea potrebbe anche riscoprire le fonti dell’umanesimo, ne avrebbe merito.

 

Alessandro Serena