Dal Mercato | 10 gennaio 2021

La pizza di Napoli, patrimonio dell'umanità

Un valore assoluto, che, come dice la motivazione, viene “trasmesso di generazione in generazione e continuamente ricreato, ed è in grado di fornire alla comunità un senso di identità e continuità e di promuovere il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”

La pizza di Napoli, patrimonio dell'umanità

Se anche l’UNESCO, circa tre anni fa, ha riconosciuto la pizza o meglio ”L’Arte tradizionale del pizzaiolo napoletano” come patrimonio culturale dell’umanità, significa che si tratta davvero di un valore assoluto, che, come dice la motivazione, viene “trasmesso di generazione in generazione e continuamente ricreato, ed è in grado di fornire alla comunità un senso di identità e continuità e di promuovere il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”.

E quindi non si può visitare Napoli, la Campania o l’Italia in generale, senza assaggiare la famosa Pizza Napoletana.

Gli ingredienti dell’impasto sono semplicissimi: farina 00, acqua, sale, lievito di birra, a cui si aggiungono pomodoro, mozzarella, basilico e olio d’oliva.

Ma allora cosa rende la pizza napoletana così speciale?

E’ l’abilità del pizzaiolo nel far ruotare il disco di pasta, allargandolo fino a raggiungere i 35 cm, lasciando il bordo rialzato, che la cottura renderà gonfio, morbido e fragrante. E’ la passione di chi la prepara da intere generazioni.

E’ la cultura, ma anche l’identità del popolo partenopeo che ne ha fatto una vera e propria arte.

Oggi a Napoli si contano circa 3000 pizzaioli, suddivisi in tre categorie in base all'esperienza e alle capacità.

Ogni anno l'Accademia dei Pizzaiuoli Napoletani organizza corsi sulla storia, gli strumenti e la tecnica di produzione della pizza, con lo scopo di assicurare il rispetto della tradizione e tramandare la conoscenza alle future generazioni.

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Autore: M. N. megazine@megmarket.it