Il bello trovato | 22 agosto 2021, 05:30

Olimpia e il numero di Fidia

Alle radici della cultura occidentale guidati da Alessandro Serena

Olimpia e il numero di Fidia

Capitò in famiglia l’evento fortunato di andare in crociera in Grecia.

Alla partenza fu uno spettacolo passare nel Canal Grande e vedere Venezia da quella prospettiva, oggi giustamente resa impossibile. Sulla nave si resta presi dalla particolare sensazione di vivere il mare, guardando il moto ondoso o la calma piatta coi riflessi cullati di sole e luna.

Ci si sente parte piccola di un complesso cosmico, che proprio perché stupisce fa pensare quanto sia unica ogni persona e quanto sia possibile liberare l’intelletto.  

Bello ogni incontro con altri passeggeri, fatto di racconti e vicende umane. Tuttavia ciò che ricordo meglio è la fantastica immersione nella cultura classica, suggellata dal saluto con la sirena della nave al tempio di Poseidone alto sulla costa, guardando le colonne rimaste, come emblema della Grecia antica.

Visitammo l’acropoli di Atene, a salutare le cariatidi dell’Eretteo, a ripercorrere le panatenaiche scolpite sulle metope del Partenone, a fantasticare come doveva essere bella e imponente la statua della dea Athena realizzata da Fidia nel V secolo avanti Cristo, ad ammirare nel museo le antiche sculture in terracotta dipinta e quelle in bronzo, e le anfore con le fatiche di Ercole, i crateri coi fulmini di Giove e grandi vasi con scene dell’Iliade omerica o con le vicende epiche di Ulisse.

Non è di Atene che si racconta dell’avvio della democrazia, con Solone, Demostene, Pericle, a definire diritti e doveri, competenza e controllo?

E da quelle parti che è nata la filosofia, con Parmenide, Socrate, Platone e Aristotele a primeggiare tra le menti?

La nostra cosiddetta “cultura occidentale” trova là le sue buone radici, poi sviluppate dalla organizzazione giuridica dei romani, e dunque portate al culmine dalla diffusione di matrice cristiana. Sopra questa storia resiste tuttavia un evento emblematico di sintesi pacifica, i giochi olimpici.

Evento che però nasce ad Olimpia, attorno al tempio di Zeus, le cui colonne ormai sembrano enormi ciambelle di pietra distese a terra.

Sarà mica la sorte anche della cultura occidentale? Quel tempio era la quarta meraviglia del mondo antico, con l’enorme statua rivestita da Fidia in oro e avorio, e le metope a celebrare il mito di Ercole e le sue imprese. Nello stadio di Olimpia ci divertimmo a gareggiare anche io e mio figlio, per poi continuare le visite al tempio di Era dove accendono la fiaccola olimpica.

Poco distante ci sono i resti della bottega di Fidia, principe della scultura classica. Entrare là e posare le mani su quei muri è come ricevere un battesimo d’arte, provoca un tuffo al cuore.

Bello è partecipare per un attimo della follia creativa del grande scultore, colui che senza conoscere la serie numerica studiata dal francescano Fibonacci nel 1202 (Leonardo Pisano, figlio di Bonacci) architettava e scolpiva secondo la sezione aurea.

Per questo suo classicissimo talento, quel rapporto armonico tra due misure, il migliore per favorire la nostra percezione estetica, pari al numero 1,618 è chiamato appunto numero di Fidia.

Valse allora la pena correre in quello stadio per ‘sentire’ il proprio corpo, ma soprattutto toccare quel muro per ‘sentire’ la bellezza della propria cultura.

Tag: Grecia, Atene, Fidia, Occidente, Alessandro Serena, Michelangelo Serena, Leonardo Pisano, Zeus, Olimpia, Athena

Autore: Alessandro Serena megazine@megmarket.it