Il bello trovato | 24 ottobre 2021

Le origini del Duomo di Spilimbergo

Il racconto di Alessandro Serena

Le origini del Duomo di Spilimbergo

Nel Friuli il Duomo di Spilimbergo è forse il tempio più importante. Eppure sono ancora troppe le inesattezze che circolano su carta e sul web, e di frequente si incontrano lì intorno turisti attoniti, con sguardi interlocutori.

Molti sono gli stimoli offerti dalla ricchezza d’arte che presenta questo edificio, eredità di intensa meditazione a servizio della più alta Bellezza, non solo fatta per il prestigio dei signori di Spilimbergo, giuspatroni del Duomo fino al 1959. Essi hanno posto la prima pietra “una cum comuni”, con la comunità, il 4 ottobre del 1284, assieme al vescovo di Concordia, stretto parente di Walterpertoldo II° di Spilimbergo.

In effetti, famiglia di ministeriali originari della Stiria, gli Spilimbergo erano diventati la quarta famiglia più importante del patriarcato di Aquileia, infeudati a Spilimbergo circa un secolo prima a presidio di un’ampia area centrale nella pianura friulana, con il controllo dei guadi sul fiume Tagliamento, nella via romana verso il norico o Romea Strata.

Perciò la chiesetta longobarda di 7x5 metri appena fuori dal castello era poco consona per le riunioni di vicinia, gli atti di investitura, l’accoglienza di re e regine, come poi avvenne, fino a Carlo V° imperatore, che soggiornò a Spilimbergo nel 1532. Si capisce allora perché in una piccola ‘villa’ con meno di mille abitanti, sia sorta una cappella così grande, rimasta per secoli privata, ancorché da sei sede di parrocchia, sotto il governo dei signori castellani.

Orgoglio e prestigio, speranza e umiltà (intitolata a Maria Assunta) si intrecciarono nel Duomo dal 1300 in poi, e ancora donano testimonianze utili e pregevoli di una storia ben leggibile, segnata da arte, musica e cultura.

A cominciare dall’architettura già da sola eloquente. Sconosciuti, ma veri architetti, vennero chiamati ad erigere il tempio, addossato a sud sulla cinta muraria difensiva eretta una cinquantina di anni prima, in modo da creare a nord un’ampia piazza, con il castello su un lato e la Loggia, granaio e centro civico, di fronte. Il campanile fu eretto sopra una torre delle mura, l’abside sopra una cripta per pareggiare il livello del declivio. La pianta fu tracciata con orientamento dell’asse calcolato per il sorgere del sole l’8 settembre, giorno della natività di Maria.

La presenza di misure interne è chiaramente riferite alla sezione aurea con la serie numerica del francescano Leonardo Fibonacci (5-8-13-21-34) fanno pensare ad un progettista degli ordini mendicanti minori, che ben la conoscesse. Forse più di uno, dato il cambio di stile su lesene, finestre, archetti prima a tutto sesto, poi a sesto acuto e trilobati. Come a dire passaggio dal romanico al gotico medioevale. Comunque si dimostrò un buon investimento, un buon progetto di ripartenza e resilienza. La piccola villa crebbe, diventando vivo centro agricolo, artigianale, commerciale, culturale, religioso.

Uomini colti e lungimiranti costruirono una storia piena di dimostrabile umanità, chiamarono i migliori artisti tanto che, come scrive del Duomo lo storico Pognici: “Nel 1530, che si può dire l’età dell’oro di questa Chiesa, …assumeva il nome di Santa Maria Maggiore non vi essendo intorno ad essa la eguale”.

Così è ancora, anzi di più, perché nonostante tutto è rimasta originale, piena di memoria segnata dalle ostensioni e dai racconti dell’arte sacra, piena di liturgia della vita che continua e che trova qui esempio meraviglioso di superamento del tempo, e gloriosa, felice, unità di fede.   

Tag: Spilimbergo, Duomo, Friuli Venezia Giulia

Autore: Alessandro Serena megazine@megmarket.it