Il bello trovato | 10 ottobre 2021, 05:30

L'Arte Sacra nello Spilimberghese

Il Bello Trovato di Alessandro Serena

L'Arte Sacra nello Spilimberghese

Da sempre l’arte sacra è una grande risorsa per godere di umanità nella vita. Un’opera d’arte è in effetti un testo figurativo che va capito, che occorre guardare bene, e più volte, come scriveva Daverio, per capirne sì i valori estetici, geometrici, pittorici, ma anche di significato, perché allora si scoprono particolari che suscitano sentimenti e offrono arricchimento culturale.

Proprio sui significati molto spesso gli studiosi titolati sorvolano, limitandosi a disquisire di documenti storici, confronti estetici, tecniche esecutive ed espressive. Essi danno per scontati temi e titoli, e raramente aiutano a capire come l’artista li ha interpretati e quale intento poetico lo ha guidato.

Le vere opere d’arte sacra sono state pensate aderenti a piani di ostensione dottrinale, ma sempre offrono il fascino della grande arte che travalica la dimensione temporale ed il contesto di vita degli stessi artisti.

Ciò è evidente nello spilimberghese, il territorio in Friuli più riccamente dotato di arte sacra e perciò di offerta per il turismo. Nel ‘300 come nei secoli successivi, dai costumi, dalle fogge, dagli atteggiamenti, dai fondali dipinti, emerge una vicenda umana che si eleva sopra la povertà, a guardare la verità incentrata sulla storia di Cristo, testimoniata dai santi venerati nella pietà popolare e affermata dai dottori della Chiesa nella Tradizione della religione cattolica.

Questo grazie al fatto che nel medioevo c’erano là comunità pacifiche e sensibili, orgogliose di avere ciascuna un luogo, un ambiente, un locale, degno della gloria di Dio e confortante rispetto alla durezza della vita, ma anche governate da signori colti e non solo orgogliosi e potenti. Invero le chiese erano poste al centro delle piazze urbane, al centro del paese, della comunità civile.

Spostandoci di poco sulla destra del Tagliamento, di paese in paese possiamo ancora ammirare l’evoluzione dell’arte figurativa nei cicli di affreschi trecenteschi, nei cicli quattrocenteschi e poi in quelli cinquecenteschi, nelle varie pale d’altare e nelle tele di portelle d’organo, che segnano l’affermazione dell’età umanistica e rinascimentale in Friuli. E insieme osservare eloquenti sculture, che in passato erano dipinte, anche per questione di mercato, allora dominato dagli intagliatori.

Sempre il Vasari scrive: “Ed adiviene ancora bene spesso che, cominciando uno solo, molti si mettono a far concorrenza di quello, e tanto si affaticano senza veder Roma, Fiorenza o altri luoghi pieni di notabili pitture, per emulazione l’un dell’altro, che si veggiono da loro uscir opere maravigliose. Le quali cose si veggiono essere avvenute nel Friuli particularmente, dove sono stati a’ tempi nostri, (il che non si era veduto in que’ paesi per molti secoli), infiniti pittori eccellenti mediante un così fatto principio.”

Resta, nei tempi nostri, un problema di attenzione culturale, di giusta distinzione tra politica, cultura, religione, ma nello spilimberghese l’offerta di bene per l’anima è chiara e valida e attende ancora di essere colta, come la manna dipinta dal Pordenone, o guardando in alto le volte dipinte dall’Amalteo.

Tag: Alessandro Serena, La Via Maestra della Pittura, Friuli Venezia Giulia, cultura, Spilimbergo

Autore: Alessandro Serena megazine@megmarket.it