Il bello trovato | 25 luglio 2021

A Barcellona fra i ‘cantores’ e le balze rocciose di Montserrat

La bellezza percepita nella musica è un assoluto, pari alla bellezza percepita nella natura

A Barcellona fra i ‘cantores’ e le balze rocciose di Montserrat

Tra le promesse di ritrovo dei cori a Barcellona per il “IX Dia internacional del canto coral”, ci fu quella del maestro Vila di Castelbel y Vilar, paesino là poco distante, dove era attiva una scuola di ballo.

Nel 1975 ci accolsero con uno sfavillante spettacolo folkloristico, con ticchettio ritmato di nacchere, battito di tacchi, chitarre e flamenco, interpretato da un gruppetto di graziose ragazze, agghindate con gioco di colori tra gonne volteggianti, corpetti e scialli.

Grazie ai loro organizzatori, da là salimmo tra i monti per arida e assolata strada, a tenere un privilegiato concerto nell’abbazia benedettina di Montserrat, arroccata sotto imponenti torrioni di roccia.

Essa ha una lunga storia di venerazione della Madonna a partire dal IX secolo: all’inizio dell’anno mille divenne monastero di Santa Cecilia patrona dei musicisti, nel 1409 fu istituita abbazia con bolla papale, contesa poi tra abati catalani e castigliani, fu incendiata due volte dai napoleonici e ricostruita interamente nel 1862.

Addirittura un monaco di quella comunità accompagnò Cristoforo Colombo oltre oceano.

Nella basilica si trova una statua lignea del XII secolo interamente dorata, la Vergine Moreneta de Montserrat (Mare de Déu, in catalano), venerata anche in Sardegna, con copia a Sassari e cattedrale dedicata ad Alghero.

Ai piedi della scultura, nel 1522 depose la sua spada Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti. Infine nel 1881 la Mare de Deu fu proclamata patrona della Catalogna. Nella stessa basilica si trova anche genio italiano: il crocifisso d’avorio sull’altare è stato attribuito prima a Lorenzo Ghiberti e di recente al giovane Michelangelo Buonarroti.

All’inizio del nostro concerto, per darci straordinario benvenuto, apparvero in abside una quindicina di bambini in cotta bianca, ben ordinati e cantarono in modo celestiale una Salve Regina di Claudio Monteverdi.

Fu omaggio alla polifonia italiana da parte loro, rappresentanti della più antica Scuola di Canto d’Europa, l’“Escolania de Montserrat”, risalente al XIII secolo. Il brano, tratto dalla “selva morale e spirituale”, dove lo stile del musicista mira a far scaturire il sentimento dalla parola, è ammirevole per la varietà del canto, prima nella successione e poi nell’unione melodica delle tre voci, e fu interpretato dinanzi a noi in modo eccezionale, certo saremmo rimasti per un po’ senza parole e sentimmo la responsabilità di dare tutta l’anima in ogni brano del nostro concerto.

La bellezza percepita nella musica è un assoluto, pari alla bellezza percepita nella natura, come le balze rocciose di Montserrat. Anche Gaudì ne trasse ispirazione evidente per la Sagrada Familia, una volta chiesa di periferia e ora centro spirituale di Barcellona e non solo, con geometrie elicoidali, volte iperboloidi intrecciate, colonne e torri che interpretano funzionalmente una natura suggestiva, come rocce e alberi di un mondo di risonanza interiore proteso verso il cielo.

E là ogni parte architettonica, scultorea, coloristica è resa quale emblema concettuale e liturgico, una polifonia visiva, se così si può dire, frutto di meditazione e intuizione poetica.

Autore: Alessandro Serena megazine@megmarket.it