Giro d'Italia d'Epoca | 27 marzo 2021

Giancarlo Brocci: "Sono rimasto fedele ai miei ideali di gioventù"

Il fondatore e patron de L'Eroica, si racconta: "i miei valori sono quelli dei Gino Bartali e Luciano Berruti, della gente eroica, delle brave persone in generale"

Giancarlo Brocci: "Sono rimasto fedele ai miei ideali di gioventù"

La prima cosa che colpisce del fondatore dell'Eroica, Giancarlo Brocci, è il suo cammino eroico e globale.

Dalla scienza alla politica, dallo sport alla scrittura. Partiamo dall’inizio.

Giancarlo, perché ha scelto di laurearsi in medicina e chirurgia?

Medicina e Chirurgia perchè, al tempo in cui credevo alle magnifiche sorti e progressive e al sol dell'avvenire, mi sembrava non dovesse essere confuso il mio impegno con qualsivoglia ipotesi di carriera politica. E poi i miei genitori avevano molte attese su questo figlio rimasto unico che era partito con le stimmate del bambino prodigio. Medicina era una laurea pesante, un bel riscatto per un figlio di contadini di zolla profonda. Fu dura perchè in mezzo mi capitò una grave malattia, risolta in un paio d'anni ed un bel rincoglionimento fisico, e perchè continuai strenuamente a portare avanti tutte le mie passioni, gli impegni sociali, musicali, politici e sportivi più qualche vizio 'settore donne'. Purtroppo, poi, mettere a frutto la laurea, nella provincia con più medici d'Italia e in una situazione di vita molto bohémien mi diventò prima difficile e poi impossibile. 

La seconda cosa che colpisce della storia di Giancarlo Brocci è che è un visionario, arriva prima. Anche in politica è stato così.

Nel 1988 scriveva Ridatemi il PCI. Come attualizzerebbe il ragionamento di allora a oggi?

Purtroppo in politica hanno fatto di tutto per venire incontro a ciò che scrissi allora, in un crescendo rossiniano. Parlavo della crisi di un partito che stava perdendo identità e valori alternativi, che si andava consegnando ai professionisti, ciò che è successo praticamente per ognuna delle mie passioni di ragazzo, leggasi sport, vita sociale, perfino il rapporto con l'universo femminile. Oggi non esiste più niente che assomigli ad un'idea di mondo condivisa, da tempo abbiamo abbandonato speranza che un altro pianeta fosse possibile e pian piano anche che diventasse complicato pensare ad un altro modo di vivere.

Oggi mi piacerebbe che qualcuno provasse a disegnare cosa vuol dire stare da una parte o da un'altra. Sempre più siamo finiti in mano ai mestieranti e si è diffusa l'idea che ormai l'unica distinzione plausibile sia tra persone perbene e non, tra competenti e non. La gratificazione più grande che mi viene dall'aver pensato L'Eroica è la selezione di rara umanità, persone che si ritrovano nel nome di sentimenti, dove i Bartali ed i Berruti, credo anche i Brocci, sono riferimenti ideali per tutti.

Oggi lei sostiene che il ciclismo è noioso. Quale futuro dunque?

Il ciclismo è finito, come ogni altro sport e non solo, nelle mani di manager, procuratori e preparatori, quelli che stabiliscono pro domo loro come si mangia e si beve, come ci si allena e si vince, come si riempiono di soldi i protagonisti, sempre di più, del circo.

Ne escono prodotti di batteria, tirati e vitaminizzati, attenti ad ogni nozione da computer, agli schemi, ai dettami di chissà quale scienziato stratega. E' chiaro che molti ciclisti sono stati portati al limite, siamo andati distinguendo le categorie, gli obiettivi stagionali, a volte solo settimanali, si è esasperato il concetto di magrezza, il mantra del rapporto peso-potenza per avere prototipi da corse a tappe che offrono un'immagine sempre più ospedalizzata.

Ne è uscito spesso un ciclismo molto livellato, dove vanno forte in tanti, con mezzi sempre più performanti ma con grandi salite che non fanno più distacchi, con tappe che hanno copioni scontati e dettati dalle ammiraglie. Ma il ciclismo, come sostengo da tempo, è l'unico sport che ce la può fare a recuperare la propria anima. Lo dimostrano il successo delle Strade Bianche, ex Eroica Pro, e l'atteggiamento di tanti nuovi giovani, sempre più pronti a mordere il freno e tornare alla radice della loro passione.

Conosciamo meglio Giancarlo Brocci:

Hobby

Per lungo tempo ne ho avuti troppi; a parte la bici, cito il calcio per quando ho fatto l'arbitro, le bocce toscane, le carte, la musica, intesa come militanza ultracinquantennale nel complesso del mio paese: Gli Uragani, bassista e cantante, ma da battaglia. Citerei anche il ballo da sala, giusto perchè a suo tempo era un bel modo di andare a donne; che non è stato certo un hobby ma un grande, bellissimo impegno. Poi i viaggi, che ho avuto fortuna di poter fare in lungo e largo, sempre per conoscenza e solidarietà, praticamente mai per turismo.

Piatto preferito

Purtroppo un po' tutti. Cresciuto con l'obbligo di non lasciare niente nel piatto, oggi mi capita di dire che ingrasso per educazione, per quante volte, soprattutto d'inverno, mi invitano a cene di rappresentanza dove, minimo, ci sono sempre due portate di troppo. Comunque pasta e maiale uber alles, tutta roba leggera.

Vino preferito

Non sono bevitore di niente di alcolico serio; praticamente un astemio. Ogni tanto, in compagnia, bevo un po' di vino a tavola. Preferenza, comunque per il Brolio Bettino, vino 3 bicchieri della Barone Ricasoli, la bottiglia straordinaria che va in premio a chi finisce il percorso lungo de L'Eroica.

Sogno nel cassetto

Ancora potrei tirar fuori una lista da imbarazzare Babbo Natale e Befana insieme. L'impegno, in questo finale di vita che meriterei lungo ed in pace, è rivolto al Ciclismo Eroico, ovvero all'impegno di progettare il ciclismo del futuro per i giovani ripartendo dal suo magnifico passato, ed alla Lunga Vita, ovvero l'idea che in posti come il mio Gaiole in Chianti si possa tornare a reinsegnare uno stile di vita che consenta di vivere di più e meglio.

Valori di riferimento

I miei valori sono quelli dei Gino Bartali e Luciano Berruti, della gente eroica, delle brave persone in generale. Voglio chiudere, visto che me lo avete rammentato, con le parole con cui terminava il "Ridatemi il PCI": "Non abbiamo trovato sintesi migliore e più adatta a chiudere questo scritto se non con una sua frase (di Enrico Berlinguer). Quando gli domandarono quale fosse la qualità cui era personalmente più affezionato rispose: "Quella di essere rimasto fedele ai miei ideali di gioventù". Vorremmo sentirlo dire ai nostri figli."

Tag: Giancarlo Brocci, Gino Bartali, Luciano Berruti, Gioia Bartali, Michela Moretti Girardengo, Eroica, GIDE, Bianca Berlinguer, Enrico Berlinguer, Italia.it

Autore: megazine@megmarket.it 

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