Esperienze | 02 ottobre 2021, 05:30

La Cappella di San Felice: il tesoro di Perlo

Oggi la visita guidata accompagnati da Marina Ferrero dalle 14,30 alle 16 e poi tutti in piazza del Comune per la Castagnata

La Cappella di San Felice: il tesoro di Perlo

Apre oggi, dalle 14,30 alle 16 la Cappella di San Felice.

A attendere i visitatori Marina Ferrero che li guiderà alla scoperta di questo straordinario tesoro.

Questa Cappella sita sul colle della Rame in località Costa di Perlo, è di origini antichissime, già il Catalis nel suo “Dizionario geografico degli Stati di S.M. il Re di Sardegna (1833-1855) testualmente recitava:

“… Molto antico è questo paese: l’anzidetta cappella di S. Felice posta sul colle denominato dalle Rame si vuole che sia una delle più antiche della nostra contrada, e che già servisse al culto dei pagani. Leggevasi, pochi anni sono, al disopra dell’altar maggiore le seguenti parole; olim Isidi dicatam. Nei muri laterali si vedono dipinte dodici divinità del gentilesimo in figure d’uomini e di donne al naturale; lavori di pennello e di gusto antichissimo. Vi sono pure geroglifici ed iscrizioni che nessuno ai nostri tempi sa intendere.

In questa rurale chiesuola, che si pretende abbia servito di parrocchiale ai primi cristiani di Perlo, esisteva ancora nel 1807 alla parte destra, e a tre metri dalla porta d’ingresso, nel muro a due piedi di altezza dal pavimento, una tavola di marmo bianco finissimo, su cui leggevasi un’iscrizione fatta in memoria di un eroe, che qui mori combattendo contro i saraceni. Il francese governo aveva chiesto quel monumento; ma il parroco D. Giuseppe Giacheri si schermì dal darglielo, e intanto lo fece murare affinché più non apparisse in verun sito. Nel 1842 essendosi rinnovati il pavimento di questa chiesetta, si rinvenne precisamente sotto il sito, ove già esisteva l’anzidetta tavola marmorea, lo scheletro di un uomo di statura quasi gigantesca. Attorno alla medesima cappella di S. Felice, lungo il colle, ov’essa è posta, si discopersero sepolcreti romani, formati di materia durissima. …”

Questa prima testimonianza raccolta dal Casalis durante i sui studi ci fotografa abbastanza dettagliatamente le condizioni in cui versava la Cappella intorno al 1850.

Un’altra testimonianza, desunta invece dagli archivi ecclesiastici ci porta più vicini nel tempo e così ci descrive la Cappella:

“Sul vertice di un ponticello alquanto distante dalla borgata della Costa havvi una piccola cappella dedicata a San Felice martire e distante dalla Parrocchia 25 minuti circa. La sua struttura è guastata composta da una sola ala col quarto a mezzodì. I muri sono sani ben riparati, il pavimento è sano ed uguale, manca di tutto ad eccezione di un piccolo spazio sopra l’altare trovasi tetto a volte; il coperto superiore in tegole ben formato e riparato.

E’ senza finestra, la porta ben ferma e sicura munita di serratura e chiave che viene custodita dal rispettivo massaro ed aperta soltanto alla festa di San Donato.

Non ha case attigue, ma il sito attiguo è proprio della cappella.

Il titolo è di San Felice martire, s’ignora il tempo di sua erezione perché antichissima.

Ha un solo altare distaccato dal muro. Alla porta che guarda a mezzodì fatto alla Romana a calce e mattoni con 2 gradi  con la predella di legno a un grado. Non è consacrato, ma nel mezzo ha una pietra consacrata e conservata. Nel resto manca di tutto, ma il tutto si porta dalla parrocchiale in occasione della festa. Non ha stabili ma si mantiene colle sole limosine amministrate dal rispettivo massaro.

Non ha ancona, ma una sola pittura sul muro dietro l’altare rappresentante San Felice martire e S. Donato.

Ivi si va in processione, come nella suddetta cappella, nella festa di S. Donato; la messa del parroco con facoltà della grazia 

Le spese di riparazione spettano alla cappella".

Questa accurata descrizione è stata realizzata presumibilmente ad inizio secolo.

Non si fanno menzione delle figure sulle pareti laterali, né tantomeno della lapide o iscrizioni, pertanto si presume che in sede di rifacimento del pavimento del 1842 furono realizzati anche interventi sui muri interni nascondendo dette opere.

Da allora la Cappella è stata oggetto di alcuni interventi di manutenzione straordinaria che hanno portato alla pressoché totale copertura di ogni pittura o affresco presente, oltre che conseguente all’inutilizzo, la perdita di stucchi e parti dell’altare.

Quando nel 1999 il Comune di Perlo di adoperò per il recupero della Cappella le condizioni strutturali della stessa erano molto precarie, ma grazie alla disponibilità della Curia Vescovile che ha concesso il comodato d’uso la costruzione e il sito sul quale è posizionata, ed al contributo finanziario di enti pubblici e fondazioni bancarie, si è potuto procedere al restauro strutturale dell’immobile, con il suo parziale risanamento e consolidamento.

Durante i lavori si è cercato, sempre sotto la regia delle Sovrintendenze competenti, se si rinvenivano testimonianze di quanto il Casalis ci aveva riportato, ma ogni sforzo è stato vano.

Sempre nel 1999 furono eseguiti dei saggi stratigrafici sulle pareti e gli intonaci interne della Cappella, da una relazione resa dal Laboratorio di Restauro Rocca di Balangero che così recitava:

Versione attuale della decorazione a calce delle pareti: volta azzurra incluso il cornicione, pareti rosa, piastrini bianchi con fiori rossi nella parte alta realizzati a stampino

Versione precedente: volta rossastra con profili rosso cupo (o nero) di circa 20 cm nelle lunette e nelle unghie di volta. Archi di volta con fondo rossastro e svecchiature più scure con profili rosso cupo. Cornicione rosso cupo, che prosegue come fascia di imitazione dipinta sulla parete di fondo. Pareti tinteggiate di giallo intenso. Solo sulla parete di controfaccia troviamo una tinteggiatura grigio-verdastra sopra il giallo.

Rinvenuti quattro tipi di intonaco il più antico, in piccole porzioni, riporta dipinta fresco tre identici motivi a croce inscritta in un cerchio.

Un frammento di intonaco antico, ma non uguale al precedente, riporta una scritta in corsivo, non decifrabile.

Il livello di intonaco soprastante è piuttosto spesso e friabile ed ha una coloritura giallo pallido. L’ultimo strato è stato utilizzato per la volta e per raddrizzare le pareti.

Sulla parete di fondo troviamo direttamente il lunettone affrescato (sec. VVI-XVII) sotto le due tinteggiature.

Il colore azzurro era molto comune ad inizio secolo, in quanto veniva utilizzato comunemente nelle tintorie di Ceva.

Nel 2005, avendo terminato i lavori di restauro conservativo della struttura, veniva dato inizio a dei lavori di recupero degli intonaci e dell’affresco presente sul fondale dietro l’altare.

Utile per capire un po’ la condizione e la storia della Cappella, la breve relazione propedeutica ai lavori resa dalla Società di restauro Rava di Torino:

“La piccola chiesa isolata presenta all’interno alcune tracce rilevanti di notevole antichità. Sono emerse infatti dai sondaggi eseguiti qualche anno fa le croci di benedizione della chiesa sull’intonaco antico, probabilmente medioevale e tracce di un affresco quattrocentesco nella parete di fondo dietro all’altare dove sembra evidente l’esistenza di una volta molto più antica di quella attuale.

Il rimaneggiamento della chiesa risale ai secoli XVII e XVIII quando è stata sopraelevata con costruzione della attuale volta delimitata da cornicione e retta da lesene perimetrali sulle pareti della navata. L’esterno è stato in questa occasione intonacato e rimaneggiato...”.

Ora dopo i lavori di restauro è tornato alla luce il dipinto raffigurante San Felice e San Donato con al centro la Madonna con Bambino.

Forse sotto questo dipinto si cela la famosa scritta dedicata alla dea Iside ma un intervento di ricerca preguidicherebbe la conservazione dell’attuale.

Sulle pareti laterali sono stati rinvenuti alcuni scorci delle pitture citate dal Casalis, ma le stesse erano state piccozzonate totalmente in sede di realizzazione del nuovo intonaco presumibilmente intorno al 1809 quando il prete muro la lapide di marmo.

Tali dipinti ed iscrizioni facilmente non erano riconducibili al modo di vista cristiano dell’epoca, stante i fatti che l’unica cosa che si è salvata sono state le croci sulle tre pareti perimetrali.

Certo che nell’occasione si è persa una grande testimonianza storica per il Comune di Perlo.

La tradizione orale riporta dell’esistenza di cunicoli presso la Cappella, forse i sepolcreti citati dal Casalis.

Si narra altresì che la Cappella pur non avendo un campanile avesse una campana che grazie ad una corda molto lunga veniva fatta suonare dal prete che abitava nella borgata Costa, direttamente da casa sua.

Sempre oggi, a Perlo, nel pomeriggio nella piazza del Comune ci sarà la Castagnata accompagnata dalla musica e da tanta buona compagnia.

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