Campovolo | 26 settembre 2021

Aggrappato al cielo nel primo volo cross country!

Emozioni e pensieri di un viaggio tra cielo e terra, tra natura incontaminata e storia

Aggrappato al cielo nel primo volo cross country!

Prima di oggi, nonostante i diversi voli che ormai ho lasciato alle spalle, non comprendevo ancora come in un piccolo spazio così ristretto potessero prendere vita così grandi emozioni, diverse e particolari.

Ci sono voluti solo  pochi secondi dopo il decollo per capire che questo volo sarebbe stato diverso dagli altri, un volo capace di regalare emozioni speciali.

È un pomeriggio di fine estate e l’ aliante ask21 biposto scuola cui sono legato sembra irrequieto dietro al traino che ci sta portando in quota. Si alza in fretta quasi a voler scappare via da quella terra che fino a pochi istanti prima lo rendeva una macchina qualunque.

L’Alberto, che non sono io,  maestro del cross country, che mi guida oggi in questa spettacolare avventura tra le Prealpi e le Alpi Giulie pratica il volo a vela da 10 anni e vola con il parapendio da 14 anni. La sua maestria, l’esperienza in questo tipo di volo e il rigoroso e rispettoso silenzio che  mantiene durante il volo rende questa esperienza ancora più emozionante. 

Questa volta , anche se piuttosto ingombrante, ho portato in volo anche la mia fidata Nikon per fare qualche scatto. Sarà la mia compagna di viaggio assieme a una piccola bottiglietta d’acqua che però si rivelerà eccessiva. L’emozione di questo volo me l’ha fatta completamente dimenticare nonostante le 3 ore di veleggiamento spettacolare tra le splendide montagne friulane.  

Una volta sganciati dal traino galleggiamo soli tra cielo e terra affidati alle sole correnti ascensionali che ci permettono di salire in quota, inizialmente sopra le antenne posizionate in località Reant dove scorgo un piccolo borgo raccolto tra il verde lussureggiante di queste splendide zone.

Questa manovra ci consente poi di viaggiare lungo i costoni fino al monte Plauris, la vetta più alta delle Prealpi Giulie caratterizzata da una particolare varietà e integrità di ambienti. Qui tra una nuvola e l’altra a proteggerci dal sole scorgo in lontananza la bellissima Venzone, uno dei borghi più belli d’Italia che segna il nostro arrivo alla “boa” posta più a ovest del nostro viaggio. Con una repentina accelerazione verso l’alto riprendiamo quota e veleggiamo lungo la splendida catena dei Musi, Lis Musis in friulano, catena montuosa delle Prealpi Giulie che rientra nel Parco naturale delle Prealpi Giulie. Questa bastionata calcarea rappresenta il settore centrale della lunga catena montuosa che delimita a nord-est la pianura friulana patrimonio naturalistico che oggi si rivela ai miei occhi particolarmente accattivante e dal fascino selvaggio.

Mentre mi godo questo spettacolo unico mi sento sicuro perché scortato nel mio viaggio da diversi giganti. A sud intravedo infatti la linea di cresta del Gran Monte e a nord il massiccio del Monte Canini che accompagnano silenziosi il nostro volo.

Che emozione!  

Guardando a dritta piano piano scorgo ad un tratto un monte che mi emoziona particolarmente: è il Monte Nero. Qui, il volo in assoluto silenzio è d’obbligo.

Gli eventi storici accaduti durante la Prima Guerra Mondiale sul settore settentrionale montuoso del fronte isontino riportano alla mente momenti tristi della nostra storia. Le montagne sovrastanti la valle del fiume Isonzo furono infatti teatro delle gravi esperienze vissute dai combattenti delle numerose nazioni componenti la Monarchia austro-ungarica e dai soldati italiani: la conquista del Monte Nero e, a ventinove mesi di distanza, la disfatta di Caporetto per citarne le più “cupe”.

Terre queste di guerra di montagna particolarmente implacabile per i combattenti. Infatti, sui versanti rocciosi di difficile accesso e sulle cime dei monti alla forza distruttiva delle armi avversarie si aggiunsero le implacabili forze della natura – bufere, fulmini, gelo, slavine !

Permettetemi di citare un passo di Giuseppe Cordano che combatté nelle file della brigata Milano, che descrisse in questi termini la situazione creatasi sul famigerato Monte Mrzli:
“La vista panoramica da quassù è stupenda ma la visione della zona è apocalittica: una pietraia informe, battuta, sconvolta, scavata metro per metro da granate anche di grosso calibro. Le piante sono state polverizzate, non esiste che qualche moncone di tronco. Fra le due trincee è un cataclisma, sono disseminati ovunque morti insepolti, tascapani, fucili, brandelli di vestiario e membra di corpo umano. Fra i nostri posti di trincea avanzata e quella nemica, in certi punti siamo a circa quindici metri distanti. Ci dividono gruppi di roccia o piccoli avvallamenti, anche a picco.”*

Proseguiamo in silenzio lasciandoci alle spalle questi luoghi impregnati di storia amara,  dirigendoci poi verso il monte Matajur. Il volo a ridosso di  questa splendida cima è a noi necessario per riguadagnare quota.

Siamo arrivati qui infatti piuttosto bassi. Ma la natura ancora una volta ci accompagna silenziosa verso quel cielo blu che ascolta silenzioso i miei pensieri.

Mi accorgo che dalle pendici del monte qualcuno ci osserva, con stupore, mentre veleggiamo così vicino quasi a toccarci. In pochi minuti siamo arrivati a 2.400 mt di quota e da qui cominciamo una dolce discesa versa Gorizia.

In basso noto gruppi di case sparse qua e là tra il verde come se qualcuno le avesse lanciate dall’alto e lì abbandonate. Questo cattura per un attimo la mia attenzione assieme a una vela colorata  che galleggia sotto di noi, lungo l’Isonzo.

Senza rendermene conto mi ritrovo all’improvviso sopra Gorizia, città splendida che fa da cornice ad un meraviglioso castello. Mi sovviene peraltro che,  a uso tempo, Gorizia ha fatto da cornice anche alla mia nascita e per questo a me molto cara.

Due virate accentuate e ci accingiamo al rientro verso la località di partenza! San Mauro di Premariacco.  

Velocità al limite arco verde e via lungo la direttrice Sud Est - Nord Ovest.

La discesa a questa velocità indica che Alberto sta pensando ad un finale diverso dal solito atterraggio dolce.

Infatti, sopra Premariacco mentre mi godo il panorama, all’improvviso mi sento sollevare e poi schiacciare al seggiolino mentre la macchina fotografica comincia a pesare un po’ troppo. Non riesco a sollevare le braccia, e la bottiglietta d’acqua viaggia nell’abitacolo incontrollata. Ecco Alberto mi ha colto alla sprovvista .

Una spirale picchiata alla Enrico Toffoletti da 1.000 a 500 metri di quota mi fa assaporare la forza di gravità, mentre il misuratore di G  segna + 4, mentre scivoliamo inesorabilmente verso terra.

Su il muso di nuovo e già di traverso fino in pista dove l’erba verde del prato ci accoglie trascinandoci ad una velocità controllata con diruttori estratti fino all’imbocco dell’ hangar.

Dopo tre ore e un quarto di volo mi ritrovo di nuovo in contatto con il mondo!

Apro il tettuccio, e pian piano, un po’ appesantito, ritocco terra.

Dopo tre ore di volo, nell’abitacolo serrato al seggiolino, ahimè non sono abituato, le gambe sono leggermente atrofizzate e il fondoschiena un po’ indispettito ma nulla a cui non possa essere posto rimedio.

Quattro passi e una bottiglietta d’acqua mi rimettono in poco tempo in forma.    

Il volo è terminato! Il timore di un possibile fastidioso principio di claustrofobia svanito, soffiato via da quella voglia di sentirmi libero.

Come per magia, senza la spinta di un motore, oggi ho sfiorato con le mani il cielo, ho assaporato sul viso la carezza potente del sole, ho percepito la maestosità ferma delle nuvole che scivolavano sull’ala sicura.

Lasciando per un attimo la terra al mondo ho ascoltato con il cuore il silenzio profondo dei miei pensieri regalandomi ancora una volta una nuova emozione.

Un ringraziamento ad Alberto Cossi, mio fidato compagno di volo e alla scuola di volo Fly & Joy di Premariacco che ha reso possibile questa magica avventura! GRAZIE !

·       (Giuseppe Cordano, Diario di un fante, Quaderni della Società Storica per la Guerra Bianca 2, Milano 1997, pg. 47.)

Autore: Alberto Cocetta campovolo@megmarket.it

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